Documenti


Carissimi Associati ed Amici del Cenacolo,

Quest'oggi, su segnalazione del nostro Associato Luciano Gianfilippi, Vi proponiamo un documento redatto dal MFE - Movimento Federalista Europeo il 27 giugno 2018 sull'attuale situazione politica italiana ed Europea.

Buona Lettura

 

ICP

 

Il vero cambiamento

Le due forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo hanno dato legittimamente vita ad un governo. Il Presidente del Consiglio, nel chiedere la fiducia del Parlamento, ha sottolineato che il nuovo esecutivo si propone come il “governo del cambiamento”. In buona sostanza, vi sono due modi di concepire tale cambiamento.


Il primo è quello di attuare una scelta di sapore nettamente nazionalista: rimettere in discussione le alleanze e le appartenenze che hanno accompagnato la storia del nostro Paese nel Secondo dopoguerra, a cominciare dalla partecipazione all'Unione europea e alla stessa Unione monetaria; cercare nuovi riferimenti nell'America di Trump, nella Russia di Putin o nel Gruppo di Visegrad; rimettere in discussione i fondamenti della Costituzione e dello Stato di diritto; impostare una politica economica fondata sul debito pubblico, sul protezionismo e sul parassitismo. In nome del cambiamento si finirebbero così per peggiorare  le condizioni del nostro Paese e per spingerlo verso una crescente marginalità in Europa e nel mondo.
 
Vi è però un'altra e ben più ardua strada per il cambiamento: lottare contro i mali che affliggono l'Italia e che determinano una crescente sfiducia dei cittadini nel suo futuro. Si tratta di problemi ben noti: la corruzione, l'evasione fiscale, l'inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, l'enorme fardello del debito pubblico, gli squilibri crescenti tra il Centro - Nord ed il Sud, l'ammodernamento delle infrastrutture e dell'apparato produttivo, una migliore formazione delle risorse umane attraverso la scuola e l'università, l'integrazione degli immigrati.
 
Illudersi che il Paese abbia le energie per affrontare sfide di queste dimensioni sarebbe davvero un'ingenuità. Il processo di globalizzazione insieme con i mutamenti prodotti da un'impetuosa rivoluzione scientifica e tecnologica sta sconvolgendo tutte le gerarchie tra Paesi, continenti, aree economiche, gruppi e ceti sociali. Solo rimanendo all'interno dell'Unione europea e dell'Eurozona ed esercitandovi un ruolo propulsore, l'Italia può far valere le sue buone ragioni e soprattutto costruire una prospettiva per il proprio futuro. A maggior ragione perché oggi si presenta un'occasione straordinaria.
 
Grazie all'iniziativa della Francia, che ha dichiarato come “insostenibile” lo status quo ed ha proposto addirittura una “rifondazione” dell'Europa, la Germania sta ammorbidendo le sue posizioni e superando alcune linee rosse definite fin dall'inizio della crisi economico-finanziaria. La dichiarazione congiunta diffusa subito dopo il recente vertice franco-tedesco di Meseberg sancisce queste prime importanti aperture. D'altra parte, il cambio di governo in Spagna offre un'altra sponda ai governi che nel prossimo Consiglio europeo del 28 giugno vogliono ottenere dei progressi sostanziali nei due settori da cui dipende la sopravvivenza stessa dell'Unione: 1) la governance dell'Eurozona, con la formazione di un bilancio autonomo alimentato anche da risorse proprie, la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in Fondo monetario europeo, la creazione di un Ministro del Tesoro che sia anche membro della Commissione ed in quanto tale responsabile di fronte al Parlamento europeo, la nascita di un Fondo europeo contro la disoccupazione, il completamento dell'Unione bancaria con la garanzia comune sui depositi; 2) una politica europea dell'immigrazione che mandi in soffitta gli accordi di Dublino, istituisca un comune sistema europeo di asilo, metta in cantiere un ambizioso piano di aiuti per l'Africa, rafforzi Frontex con la creazione di una guardia costiera e di frontiera.
 
Inutile sottolineare il grande interesse dell'Italia in questi due capitoli che si sono imposti nell'agenda europea per la semplice forza dei fatti. Il Governo italiano può però esercitare il ruolo che gli compete solo se abbandona le facili ricette della campagna elettorale ed anche le incertezze e le ambiguità dei suoi primi passi, nella convinzione che un'Europa unita, democratica e federale sia il primo e supremo interesse della Nazione.



Carissimi Amici ed Associati,

è con questo pensiero che vogliamo dare il "la" alle prossime attività della nostra Associazione, riflessioni ad ampio spettro che si inseriscono tuttavia in un percorso già tracciato dall'ultimo convegno e dai nostri scambi di opinioni. Sperando che tali spunti siano forieri di analisi critica e, perché no, anche sana autocritica, nei nostri percorsi di vita.

 

COGITATIONE MENTIS INOPIA - CARENZA DI MENTI PENSANTI

È il titolo del prossimo convegno del “Cenacolo” che verrà coordinato e pianificato quanto prima possibile.

È la prosecuzione di quello, già discusso nel novembre scorso, il cui tema era incentrato sul pericolo che il potere delle intelligenze artificiali superasse quello della mente umana. Sulla specifica domanda “siamo noi a controllare la tecnica o è la tecnica che dispone di noi“ è stata data una risposta conclusiva. La mente umana, per le sue grandissime potenzialità, sarà in grado di utilizzare la “tecnica“ come strumento idoneo migliorare lo stato dell’umanità anche se oggi, in essa svetta il decadimento, la corruzione, il deperimento delle attitudini, dei pensieri e del comune eloquio nella persona.

Gli Insegnamenti di oggi mortificano e schermiscono i concetti e i valori della plurimillenaria civiltà (così afferma uno dei relatori del convegno sulle macchine intelligenti - avvocato Edoardo Fumagalli). Mancano, in sostanza, le “teste pensanti“, cioè quelle intelligenze che nel secolo XV furono il fondamento dell’Umanesimo; Umanesimo che sfociò, nel secolo successivo, in Rinascimento.

Mi sovvengono in questo momento i versi del grande poeta fiorentino quando nel suo viaggio incontrò Sordello (Canto VI del Purgatorio) che pronunzio le seguenti parole: “ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

...E ora in te non stanno sanza guerra, li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode, di quei ch’un muro e una fossa serra. Cerca, misera, intorno da le prode, le tue marine, e poi ti guarda in seno, s’alcuna parte in te di pace gode. Chè le città d’Italia tutte piene son di tiranni è un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene”.

Infatti, il periodo in cui stiamo vivendo è un periodo difficile, forse il più difficile della storia dell’umanità in cui in ogni settore regna estrema la confusione mentre conflitti, di qualsiasi genere e natura tra classi, tra gruppi sono in continuo aumento senza speranza di diminuzione.

Questa grande crisi colpisce tutti i settori tra i quali potremmo enumerare la religione, la politica, il sistema educativo, l’economia, la scuola. Non sono esenti da questa crisi le associazioni e cioè anche quelle associazioni che non perseguono fini commerciali ma perseguono finalità di altra natura quale la ricerca della verità, il perfezionamento dell’Uomo, che propongono la tolleranza, il rispetto di sé e degli altri e la libertà di coscienza e di pensiero; anche in queste associazioni l’esercizio del potere materiale(Non quello spirituale) ha avuto e potrà avere una durata annosa, contrario ai loro principi.

Qual è la possibile soluzione? Si può sperare e confidare di vivere in un nuovo umanesimo che consente all’uomo di recuperarsi e di riconoscersi; è necessario quindi che all’attuale momento delle “teste non pensanti” si sostituisca il momento delle “teste pensanti”: è necessario che in questa fase crepuscolare si sostituisca una nuova società con una visione Dell’uomo, non numero, non pedina di giochi più grandi di lui, non pecora nel gregge, non polvere che deve tornare polvere, ma essere proteso alla conquista di se stesso, dei suoi diritti, condizionato ad arte solo da una civiltà meccanica e tecnologica, di cui deve essere il padrone (così come disse un Illustre Persona non più in vita).

 

Il Cenacolo del Libero Pensiero

Il presidente

Giancarlo Zuccaccia


Il nostro Associato Domenico Mazzullo, con un intervento di grande attualità e profondità, affronta con decisione un tema controverso come quello del testamento biologico, spesso demonizzato da certi ambienti, ma che rappresenta senza dubbio un ineludibile intreccio tra evoluzione del sentire comune, progresso civile e legislazione.
Nel testo, si analizzano punto per punto alcune dichiarazioni sul tema dell'autorevole Cardinale, delineandone le criticità e, in taluni casi, la contraddittorietà.
L'analisi, che coinvolge il tema a tutto tondo -dal lato umano e affettivo a quello più prettamente normativo - con delicatezza e sagacia scardina alcune delle argomentazioni prospettate nell'intervista.
Buona Lettura.
Intervista al Cardinale Bagnasco sul Testamento biologico
 
 
La Camera, con 326 sì , ha approvato la Legge sul Testamento Biologico che ora dovrà passare al Senato e già all’indomani di questa data storica la voce della Chiesa Cattolica non si è fatta attendere con le parole del Cardinale Angelo Bagnasco presidente Cei, che ha concesso una intervista al giornalista Paolo Rodari del quotidiano “La Repubblica”.
Voce naturalmente di dissenso, come era ampiamente prevedibile e scontato, ma le cui argomentazioni mi permetto di esaminare e di contestare, con tutto il rispetto dovuto a chi esprime un parere del tutto contrario al mio.
Al giornalista che Gli chiede: ”Cosa pensa della legge? Il Cardinale risponde testualmente: “ Rimane un testo nel quale non possiamo riconoscerci, pur rilevando l’impegno con cui alcuni hanno cercato di migliorarne singoli aspetti. Essa rischia di aprire derive pericolose, come è avvenuto con altre leggi; e comunque rimane lontana da quell’impostazione personalistica che trova riflesso anche nella Costituzione della nostra Repubblica, che tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività. Invece questo testo è adatto a un soggetto che si interpreta a prescindere dalle relazioni, considerandosi padrone assoluto di una vita che non si è dato. Inoltre spezza il legame tra medico e paziente.”
Mi sono permesso di trascrivere in grassetto le parole e i concetti che, a mio parere sono meritevoli di attenzione e contestazione. Derive pericolose? Quali sono le derive pericolose cui allude il Cardinale senza citarle? Perchè non è più esplicito e chiaro? E soprattutto quali sono le altre Leggi dello Stato Italiano che il Cardinale contesta? E ancora perché mai, secondo l’autorevole parere del Cardinale, una Legge sul Testamento biologico non tutelerebbe la salute come diritto dell’individuo, secondo quanto recita la nostra Costituzione? A mio modesto parere sembra invece esattamente il contrario; sembra proprio che una Legge siffatta tutelerebbe ancora di più e più esplicitamente e globalmente il diritto del singolo individuo a gestire la propria salute in piena libertà, cosa che ancora, ahimè non accade.
Fa seguito il pezzo forte che sinceramente mi indigna e che considero inaccettabile, seppur espresso da un religioso. Come si permette il Cardinale di sostenere che tale testo si adatterebbe ” a un soggetto che si interpreta a prescindere dalle relazioni”? Ha mai visto il Cardinale un malato, una Persona morire? Ha mai visto il Cardinale un malato terminale desiderare la morte per alleviare le sofferenze non sue, ma di chi lo ama e lo accudisce? Ha mai visto il Cardinale un malato desiderare di morire per liberare chi si prende cura di lui, dal peso che ciò rappresenta? Ha mai visto il Cardinale un paziente chiedere di poter morire con dignità?  Io sì signor Cardinale. E se Lei, signor Cardinale, secondo la Sua religione, non si sente “padrone assoluto di una vita che non si è dato” è liberissimo di farlo e di non stilare mai un testamento biologico, ma perché, in funzione di una Sua fede religiosa, che non è la mia, deve pretendere di imporre a me, non credente, la Sua visione della vita? Io invece mi sento padrone assoluto della mia vita, responsabile di come l’ho vissuta e di come la vivo e come tale padrone di decidere, in piena libertà, di come e quando essa debba aver fine. Inoltre può Lei, signor Cardinale, spiegarci perché mai questa Legge dovrebbe ”spezzare il legame tra medico e paziente”? Cosa ne sa Lei del legame tutto particolare che lega un paziente al suo medico, legame che diviene speciale, indescrivibile, misterioso e magico, proprio quando il paziente è consapevolmente vicino alla morte?
Mi perdoni, ma io invece, come medico, ritengo che questa Legge renderebbe questo legame ancora più saldo, ancora più unico, ancora più responsabile, di quanto lo sia mai stato e da entrambe le parti.
Alla seconda domanda del giornalista:” Il cuore del provvedimento introduce il divieto all’accanimento terapeutico e il riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. Condivide questi punti?” il Cardinale risponde:” La Chiesa non ha mai sostenuto l’accanimento, considerandolo una situazione precisa da escludere; l’attenzione alla persona, però, ci porta con altrettanta forza a contestare l’abbandono terapeutico. Il malato chiede di essere accompagnato in ogni momento sia sotto il profilo delle terapie che delle relazioni; questa prossimità fa la differenza.”. Signor Cardinale, con tutto il rispetto, cambiare le carte in tavola non è corretto e neppure onesto. Rispettare il diritto del paziente di decidere, in piena libertà, di abbandonare le terapie, non coincide, come Lei invece vuol far intendere con l’abbandono terapeutico, ma anzi con l’estremo, totale rispetto della dignità del paziente e della Sua volontà. Questo significa, a mio parere, rispondere, come Lei dice, alla Sua richiesta ”di essere accompagnato in ogni momento sia sotto il profilo delle terapie che delle relazioni” e non piuttosto, come Lei invece vorrebbe, imponendogli una terapia che non desidera più.
E ancora il giornalista Le chiede:  “ Lo stop alle cure, se il paziente non vuole più, deve essere garantito, ma il medico può rifiutarsi di staccare la spina. L’obiezione di coscienza era il punto che maggiormente stava a cuore alla Chiesa?”. E Lei risponde:  ”L’obiezione di coscienza è un punto qualificante, decisivo, che come tale non è preoccupazione semplicemente della Chiesa, ma di ogni società democratica, che sia realmente rispettosa dell’insindacabilità delle scelte della persona. Naturalmente, anche quando questa libertà fosse garantita, non cambierebbe il nostro giudizio sull’impostazione della legge, non da ultimo in quanto vengono coinvolti aspetti legati alla deontologia professionale. Come non rimanere sconcertati quando il medico viene ridotto a un funzionario notarile, che deve prendere atto ed eseguire, prescindendo dal suo giudizio in scienza e coscienza?” Caro Signor Cardinale, rimango ammirato dalla Sua capacità dialettica, ma ancora una volta mi vedo costretto a richiamarLa ad una onestà di giudizio. Lei ben sa, o dovrebbe sapere, che la sacrosanta obiezione di coscienza, a Lei così cara, si esercita quando il medico è chiamato a compiere un intervento attivo, che egli in coscienza non ritiene giusto. Ben diverso è il caso in cui detto medico è chiamato invece a rispettare la volontà del paziente di non intervenire. Lei ben sa che ogni azione di indagine clinica o terapeutica da parte del medico è subordinata e soggetta al consenso informato da parte del paziente, che in qualunque momento può rifiutare al medico stesso l’autorizzazione ad eseguire qualunque atto, anche se questi lo ritenesse giusto, utile e necessario. Questa si chiama libertà. In caso di rifiuto del paziente il medico non è certo, come Lei vorrebbe sostenere, “un funzionario notarile”, ma un Medico che si trova a rispettare la suprema volontà del paziente anche se è difforme dal suo giudizio secondo scienza e coscienza.
E il giornalista ancora Le chiede: “Le cliniche private, ed in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno essere esonerate dall’applicazione delle norme. Come reagisce a questo passaggio?”. La Sua risposta: “Il mancato riconoscimento della peculiarità di tali strutture è una grave lacuna, come è stato rilevato, con fondata preoccupazione, da diverse realtà. Chiediamo che questa carenza possa essere colmata nel rispetto di strutture sorte con una precisa missione di cura della vita in ogni suo momento. “.  Mi spiace doverLe far notare, signor Cardinale, che le cliniche private, seppur cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, operano in un Paese, l’Italia, in cui le norme dello Stato sono eguali per tutti, o almeno così dovrebbe essere, per cui non di “grave lacuna” si tratta, ma di un principio di Giustizia eguale per tutti. Se tali “strutture sorte con una precisa missione di cura” non si sentono di assoggettarsi a queste norme eguali per tutti, facciano altro.
E all’ulteriore domanda del giornalista:  ”Il fatto che anche l’alimentazione e l’idratazione vengano considerati trattamenti sanitari è problematico per lei?”, Lei risponde:” Più che problematico, a mio avviso è grave in quanto alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale, indispensabile per il bene della vita. Quando non risultino troppo gravose o prive di alcun beneficio devono poter essere assicurate al paziente”.
Ancora una volta sono costretto a constatare che lo strenuo sostegno di una tesi a priori non tiene conto di una incontestabile evidenza, anzi due. Alimentazione e idratazione sono atti naturali, spontanei, che ognuno di noi compie volontariamente, ma quando per poter essere attuati necessitano del sostegno indispensabile del medico o per lui dell’infermiere e di strumenti sanitari,(ad esempio montare una fleboclisi, impiantare una alimentazione parenterale) allora necessariamente debbono essere considerati trattamenti sanitari. E se proprio quei trattamenti sanitari proprio il paziente stesso ha rifiutato?
Caro Cardinal Bagnasco, non me ne voglia, ma è necessario che prenda atto che, anche se faticosamente, dolorosamente e tardivamente, l’Italia è divenuta uno Stato laico, ove il rispetto dei diritti dell’uomo rappresenta una conquista alla quale non possiamo e non intendiamo rinunciare.
 
Domenico Mazzullo

 

DICHIARAZIONE FINALE DEL QUARTO SUMMIT CRISTIANO-MUSULMANO

Teheran, 6-9 novembre 2016

 

Su suggerimento del nostro Associato Luciano Gianfilippi, pubblichiamo la recente dichiarazione congiunta fra leader religiosi cristiani e sciiti iraniani contro l'estremismo religioso.

 

"Questo summit rappresenta il quarto di una serie di incontri fra leader religiosi ed esperti cristiani (cattolici e anglicani/episcopali) e musulmani (sunniti e sciiti), provenienti da quattro continenti. Abbiamo avuto anche l’onore della presenza fra noi di rappresentanti della Chiesa armena ortodossa e di esponenti della tradizione religiosa zoroastriana. 

Un incontro ospitato con estrema generosità dall’Organizzazione islamica per le culture e religioni (Icro) e dal Centro per il dialogo interreligioso (Cid) di Teheran, in Iran. Desideriamo offrire i nostri più sentiti ringraziamenti e profondo apprezzamento ai nostri padroni di casa iraniani. 

Il tema scelto per questo quarto summit era: “Rispetto per la dignità umana - Fondamenta per la pace e la sicurezza”. 

Noi, leader religiosi e accademici, della tradizione cristiana (anglicana/episcopale e cattolica) e musulmana (sunnita e sciita), crediamo che: 

- La vita sia il dono più grande che Dio ha fatto all’umanità, e nessuno si può arrogare il diritto di portarla via;

- Dio ha generato uomini e donne mediante l’amore, elargendoli di una sacralità e di una dignità uniche e di diritti e responsabilità inalienabili; 

- Dio, mediante lo stesso amore, continua a prendersi cura di tutta la famiglia umana; 

- I Libri che consideriamo sacri includono il messaggio centrale e l’invito a mostrare misericordia, compassione, pentimento, perdono, riconciliazione, cura degli orfani, delle vedove, dello straniero, dell’oppresso e del più debole; 

- I concetti di credente/infedele (Mumin/Kafir) non dovrebbero in alcun modo ledere i diritti dei cittadini e le relazioni sociali. Bisogna invece guardare al comportamento pratico, nel contesto di chi vuole la pace e di quanti invocano la guerra e la violenza.

Evidenziamo con profonda preoccupazione ed enorme tristezza che: 

- Questi stessi testi [sacri] alcune volte sono interpretati in modo errato, strumentalizzati e distorti per giustificare e fomentare gesti di odio, discriminazione, esclusione, violenza e terrorismo verso gli altri;

- Donne, bambini, minoranze etniche e religiose sono i primi obiettivi di una interpretazione errata di questi testi, e che sfocia in forme diverse di odio, umiliazione e persecuzione. 

Siamo profondamente rattristati dal fatto che: 

- Questo tipo di comportamenti sono fonte di offesa a Dio, perché causano grave danno a persone che Dio stesso ha creato e che sono prima di tutto vittime;

- Questo tipo di comportamento è fonte di discredito per le religioni, per i loro leader e per tutti i fedeli. 

Condanniamo: 

- Tendenze aggressive e gesti criminali contro nazioni, gruppi e individui, compresi attacchi ingiustificati, occupazione o distruzione di terre sovrane, territori, proprietà, patrimonio storico, religioso o artistico, e spostamenti forzati di persone all’interno o al di fuori dei confini nazionali;

- Un linguaggio che sia offensivo verso i credenti e, al tempo stesso, ogni qualsiasi risposta violenta a questo tipo di linguaggio; 

- L’interpretazione errata e la denigrazione della religione ad opera degli organi di stampa, dei governi e di movimenti laici nel sociale; 

- La manipolazione delle leggi sulla blasfemia per giustificare comportamenti criminali;

- Le conversioni forzate nel contesto dei matrimoni interreligiosi, i limiti alla libera pratica del culto, anche fra i lavoratori migranti in tutte quelle nazioni in cui la religione più diffusa possa differire dalla loro, così come le pratiche aberranti di sequestro o conversione di giovani ragazze per mano di uomini più anziani, in qualunque parte del mondo questa pratica possa avvenire. 

Per questo chiediamo: 

- La fine delle guerre, dei conflitti, delle dispute a sfondo confessionale, delle tensioni sul piano civile mediante un impegno costante finalizzato alla instaurazione di un dialogo religioso che sia pacifico, rispettoso e fondato sulla diplomazia, per scongiurare gesti violenti o scontri;

- Una rilettura, una nuova comprensione e un insegnamento accurato delle nostre credenze religiose, dei valori, dei principi, che siano rispettosi di ogni persona umana, della dignità umana e dei diritti e delle responsabilità che si legano all’essere umano;

- Una revisione complessiva dei programmi di formazione, in particolare di quelli adottati dai leader religiosi, di modo che essi possano impegnarsi a promuovere scritti e discorsi che siano oggettivi nei confronti “degli altri”, evitando di riferirsi a loro come “non credenti” solo perché la loro fede differisce dalla nostra; e trattare sempre con il dovuto rispetto quanti non professano alcuna religione, poiché anche loro non devono essere mai, in nessun caso, privati dei loro diritti e della loro dignità;

- Che tutti i leader religiosi leggano e interpretino i testi sacri nel loro contesto e siano preparati non solo a difendere le loro tradizioni religiose ma anche, se necessario, a essere più riflessivi e critici in merito a queste tradizioni e questi testi; la volontà di essere più critici può essere un mezzo efficace per contrastare il fanatismo;

- Un impegno comune dei leader religiosi, presenti a questo summit e in tutto il mondo, a mettere in pratica le nostre idee e gli insegnamenti in materia di fede e in riferimento alle nostre tradizioni religiose. 

Affermiamo che: 

- L’appartenenza a una specifica fede religiosa non deve trasformarsi in una affermazione o rivendicazione di superiorità, che può sfociare in esclusivismo o nella cacciata di quanti non appartengono alla medesima fede religiosa e non professano alcuna religione;

- I credenti devono evitare contraddizioni, nei loro comportamenti e nella vita di tutti i giorni, rispetto a ciò che affermano a parole e negli insegnamenti;

- Ciascuno di noi deve lavorare per la promozione della dignità umana e il rispetto universale per i diritti umani di tutti gli individui;

- La presenza di donne al tavolo del dialogo interreligioso è indispensabile;

- Le donne sono coloro le quali subiscono in modo più violento le conseguenze del conflitto e, per questo, siedono al tavolo dei colloqui come agenti di pace con una sensibilità speciale verso i bisogni delle persone più emarginate e vulnerabili; 

- La famiglia, dove amore e rispetto, libertà e responsabilità sono vissute ogni giorno, è una fonte insostituibile per la promozione di pace e armonia fra tutte le genti;

- Intellettuali e accademici non devono essere isolati ed emarginati, ma devono essere immersi nella comunità in cui vivono e restare a contatto con i leader religiosi; 

- La religione non deve intrecciarsi con scopi o interessi politici ed economici, o con il desiderio di accumulare potere o interessi personali;

- Non dobbiamo permettere alcuna interpretazione ideologica o manipolazione dei veri insegnamenti dei testi religiosi, per superare le preoccupazioni in materia di trattamento giusto, eguale, compassionevole di tutte le persone umane.

Per questo, tutti noi, ci impegniamo a:

- Promuovere una cultura di non-violenza, anche in risposta ad azioni violente, e in conformità alle norme e alle politiche del diritto internazionale, nazionale e locale, oltre che secondo le leggi stabilite da Dio;

- Proteggere la libertà di pensiero, religione, pratica del culto per ogni essere umano, rispettando la dignità umana di tutte le persone;

- Promuovere una cultura di comprensione razionale ed ermeneutica dei precetti religiosi, delle credenze e delle pratiche del culto;

- Sostenere le comunicazioni e le relazioni fra centri impegnati nelle attività interreligiose, condividendo conoscenze e risorse in tema di educazione, così come le “buone pratiche” per lo scambio fra religioni e culture diverse; 

- Dare seguito a un impegno maggiore per sradicare le persecuzioni e le fobie in tema di fede, sia che esse colpiscano musulmani, cristiani o altri gruppi religiosi, oltre che prevenire gli insulti, le offese, la distruzione di simboli religiosi, l’arte, gli edifici e i testi. 

Per il futuro, vogliamo lavorare in direzione di:

- Esaminare le modalità per continuare il processo avviato in questi summit, che hanno fornito un contributo prezioso in tema di dialogo interreligioso, facendo affidamento al Comitato direttivo per portare avanti queste considerazioni;

Incoraggiare le organizzazioni e le istituzioni guidate da leader religiosi a promuovere la pace e la sicurezza; 

- Dare vita a un Consiglio di esperti per rivedere e ridefinire i testi religiosi e per dare vita a una base comune per la comprensione di questi concetti e credenze, condividendole con le comunità religiose locali;

- Sviluppare dialoghi fra religioni e all’interno della stessa religione, con lo scopo di incoraggiare la coesistenza e una vita pacifica;

- Preparare e diffondere la testimonianza di un terreno comune fra cristiani e musulmani in materia di fede, e nel rispetto della dignità umana, nelle assise internazionali, in seno alle Nazioni Unite e negli altri organi inter-governativi;

Ampliare questa serie di quattro incontri (che ha dato spazio a diverse tradizioni religiose, sciiti e sunniti, anglicani/episcopali e cattolici) che si è tenuta fra il 2010 e il 2016, all’interno di una “rete” di dialogo e internazionale fra centri interreligiosi e organizzazioni di varia natura in diverse parti del mondo e sviluppare un sistema di appartenenza contestualizzato a questi sforzi. 

In questo modo, crediamo fermamente di rendere gloria a Dio e costruire un mondo più pacifico e sicuro, una casa comune per tutti, che sia colma di gioia, armonia, amore, rispetto, uguaglianza, e giustizia".

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

Corruptissima re publica plurimae leges.

 

Introducendomi con questa celeberrima citazione Tacitiana, quest'oggi voglio proporre una riflessione su un tema che è da troppo tempo sotto gli occhi di tutti nel nostro paese, ma, forse per interessi molto estesi, forse per la diffusione endemica del problema, non è mai stato realmente affrontato con un approccio efficace e “distruttivo”: sto parlando del fenomeno della corruzione.

 

Secondo le recenti stime (fonte: rapporto corruzione di Transparency) l'Italia si pone in una posizione decisamente mediocre nella classifica mondiale (61°) e assolutamente infima in Europa, dove è seconda per gravità del problema solo alla Bulgaria, distanziata da Grecia e Romania.

 

Dalla dimensione nazionale agli ambiti più prettamente locali, le infilitrazioni di natura mafiosa o meno, “ungono” i più svariati ingranaggi; secondo sondaggi ISTAT, ed è per questo che in apertura ho utilizzato l'espressione “sotto gli occhi di tutti”, in alcune zone la corruzione percepita dal tessuto sociale rasenta il 100% (!) del campione intervistato.

Questo perché, molto probabilmente, tale nefasta pratica si intreccia e si combina perfettamente con quello che ritengo un problema altrettanto dannoso per la salute e per gli anticorpi delle Istituzioni: la burocrazia esasperata.

 

È da sempre una mia convinzione – confortata peraltro dai più svariati studi scientifici e sociologici - che più complessa e intricata sia la struttura interna alle sedi del potere e della Pubblica Amministrazione, più la possibilità di tali pratiche sia elevata. La lentezza della macchina amministrativa e la folta giungla di norme e regolamenti fanno il resto, contribuendo a spingere i furbetti a prendere la scorciatoia del caso.

 

Come si legge in un recente studio dell' osservatorio economico “Il Ghirlandaio”: “dietro ogni pratica che richiede tempi lunghi, autorizzazioni che devono passare da un elenco fitto d’interlocutori, complessità burocratiche più o meno chiare spuntano occasioni ghiotte per la politica corrotta e per i funzionari pubblici infedeli”; oppure ancora: “ Dietro la lunghezza delle pratiche, l’incertezza delle autorizzazioni edilizie e ambientali, l’interpretazione opinabile di leggi e circolari si nasconde spesso la richiesta di dazioni oppure il tentativo di procurarsele. O, in altri casi ancora, lo sfruttamento del presidio di certe posizioni nella pubblica amministrazione per ottenere da imprese o singoli cittadini parcelle onerose che servono a sbloccare la pratica di turno evitando procedimenti amministrativi lunghi e dall’esito incerto”.

 

L'apparente palliativo costituito dalla creazione di nuove strutture e nuove norme anti-corruzione, probabilmente non ha altro effetto se non di raggiungere il risultato opposto, complicando un fenomeno che, a mio avviso, può trovare un valido contrasto solo in una direzione: la semplificazione. “In un sistema con 40 mila leggi e 80 mila regolamenti viviamo nell’insicurezza totale dove il diritto genera l’arbitrio, non giustizia” titola un recente servizio del Corsera.

 

Io credo fortemente che, alla luce di ciò, noi uomini di legge, di mondo e di cultura dobbiamo unire le nostre forze “comunicative”, ed oltre a diffondere l'ovvio messaggio della legalità come Faro per il sano progresso (e non mi riferisco solo al caso Italia), dovremmo provare a portare in evidenza che, come insegnano altri ordinamenti - pensiamo ai “soliti noti” scandinavi -, spesso meno regolamentazione equivale a maggiore giustizia.

 

È un compito difficile, ma se è vero che tra gli obiettivi che ci siamo prefissi di raggiungere con questa Associazione c'è quello di sensibilizzare e provare a dare nel nostro piccolo degli “input” a questa società definita “moderna” (che, invece, è antiquata), non possiamo esimerci da questa vera e propria denuncia di questo costume radicatosi come un rampicante malvagio all'edificio della Cosa Pubblica.

 

 

Giancarlo Zuccaccia

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

DICHIARAZIONE CONCLUSIVA DEL G-7 A ISE IL 27 MAGGIO 2016.

 

Su suggerimento del nostro socio Luciano Gianfilippi, portiamo alla Vostra attenzione questo documento dal forte valore programmatico su svariati temi sensibili per il nostro pianeta.

 

Il File completo - in lingua inglese - è disponibile cliccando QUI.

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

Attualità: BREXIT.

 

Carissimi Associati,

qui di seguito una riflessione del nostro socio Luciano Gianfilippi su un tema di grande interesse e dagli esiti finali ancora molto nebulosi.

 

 

Il peggior incubo si è concretizzato: l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea sta creando una serie di reazioni a catena, la cui onda lunga si ripercuote e creerà effetti negativi di notevole portata contro il bene e il progresso in Italia, in Europa e nel contesto internazionale.

Evitare di affrontare la questione o di riflettere sulle cause e le conseguenze di tutto questo può arrecare solo altri danni: non si tratta di una questione “politica”, a mio modo di vedere, ma più in generale del futuro delle nostre generazioni e della difesa di valori fondamentali. Chris Patten, attuale chancellor della Oxford University  ed ex governatore di Hong Kong, ha scritto oggi le sue utili considerazioni sulla vicenda:

 

·         Il referendum proposto ai britannici ha ridotto a una questione semplicistica una realtà complessa per le conseguenze economiche che l’uscita dall’UE comporta per Londra, in pratica i sostenitori del “leave” hanno mentito sapendo di mentire agli elettori

 

·         Il referendum ha spaccato i partiti Conservatore e Laburista; ha alterato la democrazia inglese

 

·         Il referendum  inoltre ha fatto cadere nel vuoto gli appelli per “remain” di Governatore della Bank of England, arcivescovo di Canterbury, presidente degli USA, facendo emergere una avversione della maggioranza del popolo britannico non solo per l’UE, ma anche per la globalizzazione e per il nuovo ordine mondiale (aggiungo una nota mia: inutili anche gli appelli della maggioranza dei mass media britannici per restare nella UE)

 

·         Il premier Cameron ha dovuto dimettersi, la guida del partito Conservatore passerà all’ala destra e il nuovo leader (Boris Johnson) è “someone who has spent  the last 10 weeks spreading lies

 

·         I legami che hanno tenuto insieme il Regno Unito sono destinati a spezzarsi dato che Scozia e Irlanda del Nord hanno votato decisamente per restare in UE, la Scozia rifarà il referendum per l’indipendenza (aggiungo una nota mia: che stavolta ha tutte le possibilità di riuscire dato che in Scozia prima più del 45 % votò per l’indipendenza e ora il 63 % ha votato per restare in UE)

 

·         Londra dovrà iniziare subito la trattativa per l’uscita dalla UE, perdendo posti di lavoro, forza economica e amici in giro per il mondo

E chiude citando una frase di Winston Churchill: “the trouble with committing political suicide is that you live to regret it”.

Intanto oggi da Washington arrivano dichiarazioni che non promettono niente di buono per l’UE.

Obama ha fatto parlare il vicepresidente Joe Biden: il referendum è finito “not how we would we would preferred to be”.

Più esplicito il comunicato di Heather Conley, UE analyst del Center for Strategic International Studies di Washington: “we instinctevely turn to Europe for everything, and we are going to turn and they are just not going to be in a place to promote US interests”…”the concern is…they are not going to be able to take very difficult steps that are not popular”.

 

Infine un giudizio interessante di George Soros, che si può leggere sul sito web di “Project Syndicate”:

 

·         Con l’uscita dell’UK dalla UE la “disintegrazione della UE è praticamente irreversibile”

 

·         Nel breve e nel medio termine l’economia inglese e la società britannica avranno pesanti conseguenze per l’uscita dalla UE, in termini finanziari, di produzione industriale e di posti di lavoro

 

·         Ripete l’avvertimento che aveva già scritto in una intervista al Guardian, settimane fa, prevedendo la vittoria di “exit”, che la sterlina perderà dal 15 al 20 % del suo valore nei cambi

 

·         I mercati finanziari resteranno in “turmoil” finché non sarà definita l’uscita dalla UE di UK

 

·         L’effetto di Brexit sui mercati finanziari globali sarà analogo per rilevanza a quello della crisi delle banche USA per i derivati e Lehmann bros. del 2008

 

·         Indica come unica soluzione la necessità di ricostruire l’Unione Europea su altre basi per “satisfy the citizens needs and aspirations”: “after Brexit all of us who believe in the values and principles that the EU was designed to uphold must band together to save it by thoroughly reconstructing it”.

 

·         E conclude con una speranza per il futuro: “I am convinced that as the consequences of Brexit unfold in the weeks and months ahead, more and more people will join us”.

 

 

 

In Allegato:

 

all. 1) LETTERA MFE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RENZI.

 

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

 

26 giugno 2016

Signor Presidente,

come ha Lei stesso ricordato all’indomani dell’esito negativo del referendum britannico, siamo ad un tornante storico, in cui la scelta  non deve essere tra restare o abbandonare la casa europea, ma tra mettersi all’opera per ristrutturarla o lasciarla cadere in pezzi. Per ristrutturarla è indispensabile impostare fin d’ora tutte le politiche necessarie per riconquistare la fiducia dei cittadini e la solidarietà tra i nostri paesi; ma è evidente che queste politiche sarebbero destinate all’insuccesso e non sarebbero credibili, se non venissero subito inquadrate in un progetto coerente di consolidamento dell’unione monetaria in una vera unione politica. È un dato di fatto, ormai sperimentato, che non è possibile alcun serio rilancio delle politiche comuni europee a partire dall’eurozona senza inquadrarle in una riforma delle istituzioni comuni che le renda adeguate ad attuare e governare tali politiche.

Questa, in ultima analisi, è la posta in gioco degli imminenti appuntamenti europei. Perché, come ricordava Jean Monnet, se è vero che “nulla è possibile senza gli uomini”, è altrettanto vero che “nulla dura senza le istituzioni”. E, come ammoniva Altiero Spinelli in uno dei suoi discorsi al Parlamento europeo, “quel che manca è un sistema istituzionale europeo adeguato il quale permetta la trasformazione del sentimento comune in volontà politica comune, mediante la ricerca dei necessari compromessi; il quale permetta di coagulare intorno alla comune volontà un consenso largo e sicuro e di assicurare la necessaria continuità nell’azione internazionale”. Senza tutto questo, concludeva Spinelli “il pericolo è grande che, di fronte all’inconsistenza dei metodi [finora usati] il senso stesso della nostra comunità di destino nel quadro della politica mondiale si disfaccia, e che ciascuno dei nostri Stati ricominci a correre appresso ai fantasmi della propria anacronistica sovranità nazionale” (Strasburgo 5-6 luglio 1982).

A noi sembra che l’Italia, in occasione dei prossimi appuntamenti europei, abbia l’autorità politica e storica per porre con forza ai partner la questione dell’urgenza di un’accelerazione del processo di consolidamento dell’unione monetaria in una unione politica. Siamo consapevoli che questo implica porre sul tappeto anche il difficile problema di pensare a come cambiare, o riformare, i Trattati. Ma a questo proposito l’iniziativa in gestazione nell’ambito della commissione costituzionale del Parlamento europeo da parte del parlamentare Guy Verhofstadt e la proposta di un Protocollo per i paesi dell’eurozona elaborata dell’ex parlamentare europeo Andrew Duff forniscono già utili indicazioni sulle possibili strade da seguire. È questo il senso della dichiarazione diffusa dall’Unione europea dei federalisti che ci permettiamo di allegarLe.

In questo grave momento della storia europea, confidiamo che Ella voglia e possa insistere su questi punti, come seppero fare a suo tempo De Gasperi e Spinelli nei confronti di chi non era favorevole all’Europa o non era sincero nel sostenerla.

Del resto, dopo l’esito del voto britannico, non ci sono più alibi: spetta soprattutto a Italia, Francia e Germania prendere l’iniziativa per realizzare davvero l'unione.

Con ossequio

Giorgio Anselmi – Presidente nazionale MFE Franco Spoltore – Segretario nazionale MFE

Simone Fissolo -  Presidente nazionale GFE – Giulio Saputo – Segretario nazionale GFE

 

 

All. 2)  DICHIARAZIONE DEL COMITATO CENTRALE MFE SULL'ESITO DEL REFERENDUM IN GRAN BRETAGNA.

 

Miopia e responsabilità politiche.

 

Bisogna essere ottusi per non capire che una irresponsabile ed irrazionale degenerazione della  lotta di potere nazionale in uno Stato membro ha condotto l'Unione europea sull'orlo dell'abisso: un accordo con uno Stato membro ad di fuori dei Trattati, una perniciosa vittoria dei movimenti populisti ed anti europei, un precedente pericoloso che altri Paesi potrebbero seguire, la stessa possibile disintegrazione di un Regno dopo più di 300 anni di storia comune. Siamo alla resa dei conti: occorre un’accelerazione, e non certo un rallentamento, come taluni sembrerebbero intenzionati a proporre, del processo di consolidamento dell’unione monetaria in una unione politica.

Bisogna essere ottusi per non capire  che le proposte della Commissione per una gestione europea dell'immigrazione sono rimaste finora lettera morta.

Bisogna essere ottusi per non capire che l'assenza di una politica estera e di sicurezza rende l'Europa da un lato succube degli Stati Uniti, dall'altro incapace di stabilire un rapporto paritario con la Russia e di contribuire attivamente con le altre principali potenze alla creazione del nuovo ordine mondiale che si sta lentamente profilando.

Bisogna essere ottusi per non capire che la mancanza di un bilancio autonomo dell'Eurozona, fondato su risorse ottenute con imposte europee e con l'emissione di Union bonds, impedisce di stabilizzare l’area euro lasciando alla sola BCE la responsabilità di agire sul piano europeo. In questo quadro l’Eurozona non ha gli strumenti per lanciare un grande piano di investimenti per rendere competitiva l'economia europea, combattere la disoccupazione, promuovere la riconversione ecologica, offrire una prospettiva ai giovani, risolvere definitivamente la crisi della Grecia e salvare la stessa Unione monetaria.

Bisogna essere ottusi per non capire che il “sogno europeo”, che ha dato al nostro continente 70 anni di pace e di prosperità, sta per essere sepolto sotto le macerie provocate da muri, barriere, fili spinati che mettono in discussione perfino la grande conquista della libera circolazione dei cittadini sancita dagli accordi di Schengen.

Bisogna essere infine ottusi ed insensibili per non accorgersi che l'assassinio di Jo Cox, prima martire dell'Europa caduta sul campo per difendere le ragioni dell'integrazione contro il nazionalismo, l’euroscetticismo, l’intolleranza ed il fanatismo, è un preoccupante segnale del ritorno di quella barbarie che ha per due volte insanguinato l'Europa ed il mondo nella prima metà del XX secolo.

Occorre un soprassalto morale, culturale e politico per compiere quel salto istituzionale indispensabile per invertire la rotta verso il baratro.

Il Parlamento europeo e, in particolare, la Commissione Affari costituzionali devono assumersi la responsabilità di superare le ambiguità e le incertezze della prima parte della legislatura, procedendo finalmente alla discussione ed all'approvazione dei Rapporti Bresso-Brok e Verhofstadt, per avviare la riforma in senso federale delle istituzioni europee.

La Commissione europea deve rivendicare con forza i poteri, le competenze e le risorse per rafforzare il sistema di Schengen, realizzare il controllo delle frontiere esterne, creare un unico sistema d'asilo, gestire i flussi migratori a livello europeo, sanzionare i Paesi che non rispettano i valori europei e lo Stato di diritto.

Ma soprattutto e ancor di più i governi ed i parlamenti di Francia, Germania ed Italia, ossia dei Paesi che hanno avuto un ruolo determinante nell'avviare e poi far avanzare il processo di unificazione europea, devono assumersi la responsabilità di rilanciare con atti e fatti concreti il progetto europeo.

Per i federalisti in Italia e in Europa, come ribadito nel Congresso europeo di Strasburgo, questo è il momento di intensificare la lotta per la federazione europea, e di non lasciare il campo alle forze del nazionalismo.

Roma 25 giugno 2016

 

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

RAPPORTO TRA MONDO LAICO E CHIESA CATTOLICA

in relazione all'articolo di Gianfranco Ravasi del Sole 24 Ore del 14 febbraio 2016

 

Carissimi Associati,

quest'oggi voglio condividere con Voi tutti una riflessione su un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Ancora attuale risulta uno dei grandi “conflitti” culturali degli ultimi secoli, un rapporto -quello tra Chiesa Cattolica e Associazioni più o meno riconducibili all'alveo della Massoneria- che è sempre oscillato tra la frattura tout-court e il desiderio reciproco di “conoscersi” e condividere quantomeno gli aspetti dell'antimaterialismo e dell'impegno sociale.
 
Già da tempo mi sono fatto portavoce di un desiderio, che è forse più una necessità, di dissolvere la coltre della diffidenza per riuscire ad entrare in un'ottica condivisa su alcune (molte, a dir la verità) tematiche comuni: si pensi agli Ideali di Tolleranza, Solidarietà, Amore e rispetto della dignità dell'Uomo e quindi del prossimo, alla crescita culturale e spirituale degli Adepti.
 
A tal fine, in una missiva che qualche anno orsono inviai ad un importante esponente della gerarchia Ecclesiastica Romana mi permisi di chiedere (e quindi cercare di comprendere) quale fosse l'indirizzo della Chiesa Cattolica sul fronte dell'apertura verso le Associazioni di cui si discorreva.
 
Ebbene, in quella lettera mi sono impegnato a trovare e segnalare tutti i punti di contatto che, a mio modesto avviso, avrebbero potuto costituire un buon punto di partenza per un rinnovato dialogo; e al tempo stesso ho cercato di smussare (o meglio, smentire) alcuni pregiudizi fallaci che vorrebbero tali Associazioni come radicalmente anticlericali o comunque poco tolleranti verso la Chiesa Cattolica. Mi sarebbe piaciuto, in definitiva, capire se quella lunga stagione dell'apertura, apertasi nel 1968 e terminata nel 1983, sarebbe potuta tornare ad avere nuova considerazione.
 
Su questa scia di pensiero, è illuminante un articolo di Gianfranco Ravasi, che ripercorre, in un breve ma significativo excursus storico, la storia della dottrina Cattolica riguardo la sua avversione più o meno strisciante ai valori della Massoneria in senso lato. Ravasi sottolinea saggiamente, però, come essa non possa essere oggetto di una sterile e quanto mai semplicistica reductio ad unum, bensì evidenzia come essa rappresenti un arcipelago variegato, frammentario e avente come collante un metodo più che un'ideologia o una dottrina fissa. 
Inutile, dunque, attaccarla e “bandirla” aprioristicamente, tanto più che in passato numerose furono le influenze reciproche (viene portato l'esempio del Pastore presbiteriano James Anderson, che nel diciottesimo secolo, scrisse una delle prime e fondamentali “costituzioni” massoniche); emblematica in tal senso l'espressione contenuta in questa sua opera: “un adepto non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso”.
 
Ne discende, a mio parere, che, come spesso accade, più proficuo per tutti sarebbe cercare di riavvicinare questi due mondi, troppo spesso incorsi in incomprensioni di dialogo che ne hanno pregiudicato la intellegibilità reciproca.
Come ben sappiamo, del resto - e come mi sono permesso si sottolineare nella missiva di cui sopra - non è solo la Chiesa Cattolica ad avere come scopo la tolleranza, l'aiuto dei bisognosi e la ricerca di tutto ciò che favorisce la realizzazione della fratellanza universale
 
È proprio questo, peraltro, lo spirito che è emerso in una delle occasioni di confronto organizzate dal Cenacolo del Libero Pensiero in Roma nel 2008, di cui voglio citare un passo:
“è dovere di tutti, dei laici e dei religiosi, fare in modo che non si perda mai di vista l'obiettivo della pace e della fratellanza nella vita di ciascuno di noi: solo così sarà possibile evitare il moltiplicarsi della violenza e dell'odio”.
 
È su questa rotta, di avvicinamento e non di frattura, che a mio avviso dovremmo tenere dritta la barra per un futuro più radioso e costruttivo per l'Uomo in quanto tale, a prescindere dalle sue libere ed intime convinzioni religiose.

 

Giancarlo Zuccaccia

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Lorenzo Fedele (sabato, 05 marzo 2016 13:07)

    Un brivido mi ha - non figuratamente - attraversato la schiena, leggendo l'articolo del card. Ravasi.
    Non vedo in esso alcun elemento di comunanza. Anzi l'opposto. E sono grato per averlo portato alla mia attenzione, perché mi ha permesso di riflettere una volta di più su cosa mi diffetenzia e su cosa non mi può accomunare con altre "culture", che culture - per me - non sono.
    Mi sembra fini troppo evidente il tentativo di "dialogo" per fini diversi da quelli della ricerca della verità e della libertà.
    Un dialogo presuppone la presenza di due interlocutori che onestamente riconoscono le loro origini ed i loro fini.
    Non mi sembra questo il caso.
    E non mi si venga a dire che le masse e le opinioni vanno "orientate". Vediamo tutti il degrado culturale, e non solo, prodotto da certe manipolazioni interessate. È ora di tornare a cercare liberamente e responsabilmente la verità, promuovendo l'elevazione della cultura e della scienza, non il suo appiattimento. Siamo spesso di fronte ad una società di codardi inconpetenti che occupano posizioni guadagnate unicamente con bassi trucchi e manipolazioni.
    Tolleranza non significa l'appiattimento psichiatrico di inetti o pericolosi arruffoni che cercano spasmodicamente il potere e nient'altro. O una vita tranquilla. Promotori del low cosa e meri ricercatori di like su facebook, Twitter e quant'altro di tal genere.
    Un cordiale saluto,


DISUNIONE EUROPEA

 

- Dieci anni fa, nel 2006, la rivista bimestrale di geopolitica “Limes” diretta da Lucio Caracciolo per il gruppo editoriale “L'Espresso”, con allora presidente Carlo Caracciolo, usciva con il titolo “L'Europa è un bluff”; oggi, dieci anni dopo, nel 2016, è in edicola con “Il mondo di Putin” e del gruppo “L'Espresso” è presidente Carlo di Benedetti.

Nel volume del 2006, c'era anche un articolo di Michael Stuerner, docente dal 1973 di Storia all'Università di Erlangen-Norimberga, ma anche chief correspondent del grande editore tedesco Springer di Berlino, intitolato “La Germania a lezione da Bismarck” e sottotitolato “Il ritorno al passato della Merkel: una leadership sottovoce, in sintonia con Parigi e Londra. Meno Francia, meno Russia, più NATO, più Europa dell'Est, più UE. L'abbandono dei moralismi e delle politiche di prestigio”.

Il “lead”, cioè l'attacco del pezzo, è questo: “A metà dello scorso anno (2005, ndr.), nel Consiglio Europeo la cancelliera Angela Merkel ha superato con successo il suo primo importante esame a livello internazionale. La Germania è di nuovo affidabile, come è sempre stata da Adenauer a Kohl”. E poi aggiunge, “una componente e uno strumento di una rinnovata Pax Atlantica”.

 

- La riunificazione della Germania, avvenuta il 3 ottobre del 1990, ha creato all'interno dell'UE un effetto di “sbilanciamento” tra i partner della Unione, sia per il peso demografico che economico di Berlino; inoltre, come qualcuno ha fatto notare si è trattato del maggiore “affare immobiliare” mai avvenuto, nella storia dell'umanità: quasi tutto nella DDR era di proprietà dello Stato comunista.

Tuttavia, secondo una ricerca compiuta dalla “Freie Universitaet” di Berlino, il costo della riunificazione tedesca si aggira su 1.500 miliardi di Euro, superiore quindi al debito nazionale della DBR.

I 5 Laender DDR furono annessi alla DBR, sotto l'aspetto del Diritto Internazionale, e con la relativa registrazione nel trattato di Maastricht, del 7 febbraio 1992, in vigore da novembre 1993, immessi poi nell'area dell'Euro come valuta comune dal 2002.

Nel 2006 gli Stati membri della UE erano 25. Oggi sono 28.

 

- Oggi si registra un UE a guida della Germania, ma in cui stanno saltando le regole sottoscritte e ratificare, con le deroghe speciali agli impegni della Gran Bretagna, strappati dal premier David Cameron in questi giorni, con la minaccia del “Brexit” e del referendum a giugno 2016, e gli accordi di Schengen in vigore dal 1996 sulla libera circolazione: le frontiere Italia-Francia e Italia-Austria, sono ora sottoposte a controlli che prima non esistevano e dovremo tenerci in casa i profughi e i rifugiati che arrivano qui, dato che gli Stati UE confinanti (gruppo Visegrad) hanno già deciso che rifiutano le quote UE, l'Ungheria ha chiuso con una barriera di filo spinato la frontiera con la Serbia e controlla quella con la Romania, che è extra area Schengen, mentre la Slovacchia a sua volta controlla le sue frontiere Sud con l'Ungheria, intanto Olanda e Danimarca e Svezia orientano diversamente la loro politica verso l'immigrazione e il piano proposto dalla Germania sembra avviato al fallimento completo.

Da un paio di anni sulla stampa e sui mass-media USA si ripetevano avvertimenti: la tenuta della UE alla prova dell'ondata di immigrazione dal Medio Oriente e dal Nord Africa.

Il 4 febbraio è uscito sul “Corriere della Sera” un articolo a firma Riccardo Franco Levi, a proposito della minaccia di sospensione della Grecia per due anni dagli accordi di Schengen, perché sarebbe colpevole di carenze nel controllo delle proprie frontiere: ma la Grecia è l'unico Stato di Schengen ad avere confini tutti esterni alla UE, con Albania e Macedonia extra UE, con la Turchia e il Mar Mediterraneo, e abbandonata in prima linea da Bruxelles ad arginare il flusso di immigrazione che arriva sulle sue coste, come su quelle dell'Italia.

Ai danni di un provvedimento paradossale si aggiungerebbe la beffa di vedere la UE finanziare contemporaneamente e lautamente la Turchia, mentre ad Atene vengono richieste tassativamente le cessioni di asset statali per pagare in fretta i debiti.

Faccio notare che Berlino ha appena acquistato tramite “Fraport”, società di gestione (pessima, ndr.) dell'aeroporto di Frankfurt, buona parte degli aeroporti statali delle isole greche, un ottimo affare dato il traffico turistico. Gli euro ottenuti sono andati direttamente a coprire gli interessi delle banche tedesche che a suo tempo avevano finanziato gli acquisti di sommergibili costruiti ad Amburgo nei cantieri Blohm und Voss e di carri armati Leopard prodotti dalla Krauss-Maffei.

Per inciso faccio notare che il presidente dei cantieri Blohm und Voss, dal 2012, è il Cavaliere di Malta Ernst Conrad Rudolf von Freyberg-Eisenberg (Ginevra, 26 ottobre 1958), che il 15 febbraio 2013 fu nominato da Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI, Marktl, 16 aprile 1927) alla presidenza dell Ior, assumendo ad interim le funzioni di direttore generale; ora lo Ior è guidato dal 9 luglio 2014, da Jean-Baptiste Douville de Franssu (8 luglio 1963), nominato da Jorge Mario Bergoglio (Papa Francesco, Buenos Aires, 17 dicembre 1936).

 

- Dato che l'ex ministro degli Esteri Joshka Fisher ha recentemente ripetuto in articoli apparsi sulla stampa internazionale, oltre che le politiche economiche e monetarie imposte dalla Germania della Cancelliera Merkel e dal ministro Schaueble possono andare bene per i tedeschi, ma non servono a rilanciare l'economia di Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, anche se fossero adottate “in buona fede” e data la profezia espressa nel 2000 da un convinto europeista come l'ex commissario europeo Ralf Gustav Dahrendorf, (Amburgo, 1 maggio 1929 – Colonia, 17 giugno 2009), secondo cui le regole dell'area Euro avrebbero fatto solo gli interessi di Berlino e schiacciato gli altri partner europei, possiamo restare nel dubbio che il futuro dell'UE sarà legato nei prossimi mesi ed anni ad una crisi impossibile da risolvere solo con interventi di politica monetaria e fiscale, come avvenne per la crisi della Gran Bretagna e della Sterlina dopo la Prima Guerra Mondiale.

 

Forse ancora una volta ai governanti europei la Storia non ha insegnato molto.

 

Luciano Gianfilippi

 

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

IL TEMPO DELLA GIUSTIZIA

 

Carissimi Associati,

vorrei quest'oggi condividere con Voi una riflessione sul tema delle tempistiche della Giustizia e dei relativi riflessi negativi sul vivere quotidiano.

 

In un contesto ideale -e, ahimè, utopico- di armonia dei consociati, il sistema Giustizia, intesa come composizione eteroindotta delle liti, non avrebbe senso di esistere.

Giacché tale mondo idilliaco non è possibile, nel corso dei millenni, l'uomo ha perfezionato, in una scala crescente di garanzie e formalità, la figura del processo, in cui una persona terza ed equidistante può garantire la risoluzione più giusta - o tendenzialmente tale - della controversia.

Da ciò è facile evincere come il sistema Giustizia sia assolutamente fondamentale per la vita civile, grazie al suo carattere di disinnescatore sociale e di stornatore delle prepotenze, dei soprusi e della ferina legge del più forte.

 

Tale continuo intervento "silenzioso" della Giustizia sulla comunità deve però essere però adeguato ai ritmi ed alle cadenze della vita dei consociati, rischiando altrimenti che il tempo trascorso rechi esso stesso pregiudizio alla situazione soggettiva lesa, fors'anche di più, in alcuni casi, dell'offesa iniziale stessa. E un moderno Stato di diritto non può permettersi questo, non può concedere che colui che dovrebbe essere tutelato, lo sia quando magari non ne ha più interesse o quando il pregiudizio sia ormai non riparabile.

Vero è che esistono strumenti urgenti atti ad evitare tale situazione, ma l'ingolfamento della macchina giudiziaria spesso e volentieri causa lo stesso risultati abnormi, come nel caso che Vi voglio sottoporre, nel quale mi sono sentito in dovere, da uomo di legge, di sottolineare alle Cariche dello Stato tale situazione.

Per renderVi partecipi allegherò, quindi, oltre alla mia missiva, anche la risposta della Presidenza della Repubblica.

Il buon funzionamento della Giustizia e della Società sono strettamente e simbioticamente collegati; per questo, Noi che miriamo come fine al secondo, dobbiamo sicuramente utilizzare come mezzo anche il primo.

 

Perché legge è uguale per tutti, è vero, ma il tempo è diverso per ognuno.

 

Giancarlo Zuccaccia

 

 

         

A Sua Ecc. Prof. Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana e

Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

Piazza del Quirinale 

00187 Roma

 

Al Signor Avv. Giovanni Legnini

Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

Palazzo dei Marescialli

Piazza dell’Indipendenza 6

00187 Roma

 

All’On. Avv. Andrea Orlando

Ministro della Giustizia 

Via Arenula 71

00186 Roma 

-------

Mi permetto sottoporre alle SS.LL. un caso giudiziario, secondo il mio giudizio, di rilevante importanza, confermativo anche del profondo stato di disagio del sistema giudiziario italiano (specialmente nel campo civilistico) cioè di quel sistema che dovrebbe garantire e tutelare i diritti e doveri sanciti dalla Carta Costituzionale del 1947.

 

I

Difendo, insieme all’Avv. M. Giannone avanti la Corte di Appello di Roma (giudizio N. ___ - Consigliere Relatore Dott.ssa Mannaciò) l’Avv. Amerigo Minnicelli di Rossano già facente parte dell’Associazione Massonica del Grande Oriente d’Italia (GOI) con sede in Roma Via San Pancrazio 8 il quale, nel sito INTERNET “GOI SEVEN” pubblicava nel 2011 nel mese di Agosto un messaggio del seguente tenore:

"Carissimi Fratelli (omissis) ... il giorno 29 abbiamo appreso che il Grande Ufficiale di Gran Loggia (e chissà quanto altro Grande presso il ravennate), Domenico Macrì, attivo e quotizzante presso l'Oriente di Città di Castello e, a quanto si sa, assiduo frequentatore della Serenissima Gran Loggia Repubblica di San Marino, è stato arrestato insieme alla sua compagna, in quanto, nella loro qualità di "intermediari d'affari" della Banca di Credito Sanmarinese, avrebbero concorso al riciclaggio di una Quindicina di Milioni di euro provento del narcotraffico riconducibile alla cosca dei Mancuso di Limbadi. In Vibo Valentia, invece, risiedono i loro presunti complici calabresi: l'Avv. Salvatore Lubiana e un suo stretto congiunto commercialista. La notizia di questa importantissima operazione anti crimine è stata data dal Procuratore Grasso in persona che l'ha definita solo un primo passo dell'indagine "Decollo Money" che verte su un colossale riciclaggio di denaro della ndrangheta.

Fin qui la notizia che ieri è stata riportata con grande rilievo da tutte le Agenzie di stampa, dalle reti televisive e dalla stampa locale, cui noi aggiungiamo l'ovvia considerazione che ciascuno ha diritto alla presunzione d'innocenza, compreso il co-iscritto Macrì e quant'altri. Quindi potremmo dormire sonni tranquilli e sminuire i fatti così come faranno in tanti, se qualcosa non ci suggerisse di svolgere qualche commento. Un ns. fratello tra i migliori Calabresi, nel corso di una riunione tenutasi prima delle elezioni per il rinnovo dei Presidenti di Collegio, si espresse nei confronti dei pie di lista delle Logge più contigue ai territori 'ndranghetisti in questo senso: «Siamo seduti su un braciere ardente» intendendo che in quelle Officine sarebbe entrato di tutto e di più, senza alcun controllo. Le nostre successive sollecitazioni (rivolte poi ai neo vertici calabresi) affinché si compissero delle attente verifiche, sono cadute, evidentemente, nel nulla e se ne comprendono i motivi anche (e non solo) alla luce di questi gravissimi accadimenti.- Ritornando ai gravissimi fatti di San Marino, Città di Castello e Vibo Valentia, abbiamo registrato sul sito del GOI una dichiarazione del Presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria che Ita comunicato l'avvenuta, immediata "sospensione" dell'infausto Macrì. Ma cosa c'entra il Presidente del Collegio della Calabria con Domenico Macrì che, originario di Nicotera, è iscritto ad una Loggia di Città di Castello dove vive da decenni? Perché, quindi, non ha parlato il Presidente del Collegio dei MM. VV, dell'Umbria fratello Guaitini e, cosa ancora più strana, perché non ha parlato il sempre loquace Gran Maestro su un fatto di tale gravità, essendo pacifico che nulla hanno a che fare le sue dichiarazioni rese a Reggio Calabria di estraneità del GOI alla ndrangheta le cui «catene» si intende spezzare con un «percorso che seguiamo da sempre» e dal cui senso «Non si torna indietro»? Questa doppia stranezza di un fratello non abilitato che parla a sproposito e di un Gran Maestro che tace, impone che il GOI fornisca dei chiarimenti precisi, atteso che la dichiarazione di Seminario non può risiedere solo nel fatto che con Macrì ha condiviso oltre 10 anni di "grande ufficialato" in Gran Loggia ma piuttosto il motivo potrebbe risiedere nel collegamento con qualche altro personaggio calabrese che si vuole tenere nell'ombra? Ed allora tornano giuste le parole di quel fratello eminente che ha parlato di nomi scottanti nei pie di lista di qualche Loggia e che fanno pensare a braci ardenti sulle quali siamo seduti per colpa di dissennati affaristi assetati di potere. Altro che catene spezzate, altro che il non tornare indietro che cela solo il desiderio di perpetuare una gestione del GOI che non ha precedenti ...(omissis)".

 

II

Vi fu un effetto immediato promosso dal Tribunale Massonico della Calabria l’Avv. Minnicelli venne sottoposto a giudizio ed espulso con provvedimento del 5/4/2012 confermato dalla Corte Centrale con decisione dell’8 Ottobre 2012.

Avverso il provvedimento di espulsione, l’Avv. Minnicelli propose opposizione avanti il Tribunale di Roma, competente per territorio, ai sensi dell’art. 23 c.c.

Il Tribunale di Roma con sentenza 10530/2015 emessa il 10 Giugno 2015 e depositata il 28/7/2015 ha rigettato l’opposizione, confermando il provvedimento di espulsione.

Contro la detta sentenza è stato proposto appello avanti la Corte di Appello di Roma.

 

III

In data 9/01/2016 è stato pubblicato sul “Corriere della Calabria” un articolo redatto dal Direttore Dott. Paolo Pollichieno che così inizia: ”Un filone investigativo che scotta quello che si ritrovano nel ruolo diversi magistrati calabresi: porta a rivisitare e riattualizzare i rapporti tra l’élite della ‘ndrangheta e pezzi importanti del mondo massonico.

Non bastasse, ecco ricomparire anche il nodo dell’appartenenza alla massoneria, in maniera diretta o velata (“all’orecchio”), di magistrati con ruoli particolarmente delicati dentro le strutture giudiziarie della Calabria e non solo della Calabria. Singoli filoni che fin qui non hanno avuto una lettura unitaria, tracce e piste seguite dalle inchieste condotte da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda reggina, da Giuseppe Lombardo, della stessa Dda reggina, e da Pierpaolo Bruni, che invece lavora alla Dda di Catanzar”.

 

IV

Alla prima udienza avanti la Corte di Appello di Roma del 26/01/2016 nell’interesse e per conto dell’appellante Amerigo Minnicelli, l’Avv. Giannone e il sottoscritto, preso atto del contenuto dell’articolo giornalistico citato, hanno così verbalizzato:

L'Avv. Marco Giannone, anche per conto dell’Avv. Giancarlo Zuccaccia, produce il testo dell'articolo comparso nel giornale "VI1 Corriere della Calabria" del 9/01/2016 redatto dal Direttore Paolo Pollichieni nel quale si fa riferimento ad in­dagini di carattere penale su tre diversi "filoni" così individuati.

 Illuminanti, invece, sono le parole di Pantaleone Mancuso (alias "Vetrinetta"), mammasantissima del crimine calabrese, deceduto il 3 ottobre scorso, che ha teo­rizzato la confluenza della 'ndrangheta nella massoneria. Una preziosa intercetta­zione ambientale, infatti, ci consegna il boss mentre spiega che la 'ndrangheta «non esiste più», è roba da paese, la 'ndrangheta vera si è trasferita all'interno della massoneria, anzi è «sotto la massoneria».

IL PENTITO CHE TORNA A PARLARE Un poco quanto va spiegando, e siamo al secondo fdone investigativo, in queste ore ai magistrati reggini un altro esponente di spicco della massoneria che ha ripreso a collaborare con la magistratura. Spie­ga perché, negli anni, il potere in Calabria si è concentrato sull'asse Reggio-Gioia Tauro-Vibo e nel farlo chiama in causa anche magistrati che avrebbero agito a protezione del "sistema" ogni qualvolta le inchieste si sono avvicinate pericolosa­mente a tale cabina di comando criminale.

NOMINE IN STILE P2 II terzo nasce dal materiale sequestrato dal pm Pierpaolo Bruni in casa e nei locali che ospitano la loggia massonica fondata da Paolo Coni­ci, originario di Messina e residente a Roma ma con amicizie salde nel Vibonese e nel Reggino, tra queste quelle con alcuni magistrati calabresi. Dall'archivio del gran maestro Coraci sono saltate fuori anche le schede di valutazione e i curricula di adepti da segnalare per l'ingresso nei consigli d'amministrazione di 15 enti pub­blici. Non solo, anche tre Questure sarebbero state elevate al livello di dirigenza generale attraverso un intreccio di interessi tra la loggia, un sacerdote ed esponenti politici. L'intervento della loggia massonica avrebbe riguardato due Questure del sud Italia e una in una regione del Centro. Secondo la Dda di Catanzaro, la loggia massonica fondata da Coraci aveva interesse a creare un intricato sistema di pote­re che portava anche alla nomina di consiglieri d'amministrazione in enti pubblici. C'è quanto basta a mettere in fibrillazione più di un "palazzo", più di una "loggia" e più di una "cosca", specialmente alla vigilia di una serie di scelte importanti che proprio il Consiglio superiore della magistratura è chiamato a compiere per via del turnover ai vertici di uffici giudiziari delicatissimi, quali ad esempio le procure di Catanzaro e Cosenza.

Nel confermare i motivi dell'atto di impugnazione e le relative conclusioni (sia in ordine alla riforma totale della sentenza di primo grado, sia in ordine alla richiesta di condanna dell'appellato al risarcimento del danno, ai sensi dell'art. 96 3° comma c.p.c.) si chiede, in via istruttoria ai sensi dell'art. 213 c.p.c. che vengano richieste informazioni alla Pubblica Amministrazione in sede giudiziaria (nel rispetto delle regole processuali penali) e cioè alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria (DDA di Reggio Calabria) e alla Procura della Repubblica di Catanzaro (DDA di Catanzaro):

a) sull'esistenza di intercettazione ambientale riferita a Pantaleone Mancuso;

b) sull'esistenza di indagini riferibili alle circostanze indicate nel giornale con il ti­tolo "Il pentito che torna a parlare''

c) sull'esistenza di indagini avente per oggetto "Loggia Massonica fondata da Pao­lo Coraci" con particolare riferimento di quanto è risultato dall'archivio del Co­raci (schede di valutazioni e curriculum di adepti).

La Corte di Appello di Roma, con ordinanza in pari data, preso atto della produzione e riservata ogni decisione sulla sua ammissibilità, ha fissato l’udienza per la precisazione delle conclusioni per la data dell’11 Novembre 2019 (possibile sentenza nel 2020).

 

V

Tristi considerazioni recepite, tra l’altro, dalla “Lettura” del Corriere della Sera dell’1/11/2015 dal titolo “Il rinvio”, che mi limito a trascrivere: ”Il rinvio infinito è riprovevole sotto ogni aspetto, sia esistenziale, etico, politico”.

Da, infatti, l’illusione che il tempo, il proprio e l’altrui sia sempre disponibile.

La sentenza del Tribunale che arriva dopo innumerevoli rinvii (o come nel caso in esame con un unico rinvio) è alterata dal sapore amaro del “troppo tardi”, porta in sé un’esperienza negativa, un tempo già trascorso di cui si è stati defraudati.

La giustizia deve giungere al momento debito, deve essere anche giusta nel tempo.

Forse, come dice l’articolo citato di Donatella Di Cesare, i motivi del rinvio possono essere i seguenti: “rinvio per non agire, per mettersi ai ripari dal declino, per aggirare conflitti e dispute, ma anche per evitare ogni responsabilità. E’ un modo per sentirsi fuori “alla mischia” delegando ad altri la sopravvivenza dei legami sociali”.

Altre mie considerazioni:

è pur vero che il tema oggetto di esame da parte dell’Autorità Giudiziaria “sembra essere molto limitato, perché diretto solo ad accertare se l’Avvocato Minnicelli sia meritevole o non sia meritevole del provvedimento di espulsione dall’Associazione a cui aveva aderito; ma “videtur” (appare -  direbbero i cultori del Diritto Romano), perché chi legge attentamente potrà constatare che il tema investe questioni di estrema rilevanza nazionale e, come tale, non è rinviabile.

Concludendo: questo messaggio inviato alle Superiori Autorità di questo Stato è mosso da quegli antichi principi (oggi dimenticati) di un “giovane avvocato di 86 anni” durante i quali ha svolto le sue funzioni comprese quelle di Magistrato (per tre anni dal 1955 al 1958).

Forse la mia presenza è, in questo momento, ingombrante e fastidiosa anche perché faccio parte, da oltre 40 anni, di quella Associazione da cui Amerigo Minnicelli è stato espulso e i cui ideali filosofici, etici ed umanitari hanno dato ampio spazio a tutte le Costituzioni democratiche.

Probabilmente non lo sarà più al momento della decisione fissata per l’anno 2020 la mia presenza potrà essere solo “simbolica”, perché risultante solo dalle carte.

Comunque, come disse un anziano e valente avvocato ad un Giudice cha aveva rinviato un procedimento a lunga data (di molto inferiore a quella fissata dalla Corte di Appello in questo caso) “spero di esserci”.

Quesito:

molto gradita sarebbe una risposta, in particolare per avere cognizione, secondo il Loro illuminato giudizio, quali siano i metodi ed i rimedi finalizzati a risolvere celermente le problematiche sottese al caso Minnicelli; in generale quali siano i metodi e i rimedi di politica giudiziaria destinati ad eliminare il profondo stato di disagio della “giustizia italiana”, colonna portante di ogni Stato democratico.

Con i più deferenti ossequi.

Perugia, 1 febbraio 2016

 

Avv. Giancarlo Zuccaccia

 

Risposta della Presidenza della Repubblica:

 

 

Tutti gli Associati sono invitati a formulare le proprie riflessioni o commenti sul tema.

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Lorenzo Fedele (giovedì, 03 marzo 2016 17:49)

    Grazie della dettagliata informazione fornita.
    Ho letto con dolore e incredulo la cronaca dei fatti riportati, che valuto sulla base delle notizie riferite.
    Con dolore, perché qualcuno che non può esserci indifferente, ha subito un provvedimento del quale faccio fatica a comprendere le ragioni oggettive.
    Forse che il membro di una associazione non sia libero di esprimere le proprie opinioni su questioni gravi e di interesse generale, o meglio le proprie richieste di chiarimento, che peraltro a me sono parse espresse in modo misurato?
    Anche fosse, la reazione che ci si aspetterebbe sarebbe un chiarimento, non un provvedimento disciplinare. Ciò sembrerebbe caratteristico di altri tipi contesti, che non hanno a cuore la libertà.
    Incredulo, perché i fatti riferiti sono di una gravità eccezionale.
    Di fronte tutto ciò, per quanto mi riguarda, non c'è che una scelta semplice e chiara: ovvero stare al di qua di un confine ben netto che non si deve e non si dovrà mai varcare, costi quel che costi.
    Grazie ancora sentitamente per la valorosa e concreta opera compiuta, nell'interesse di tutti.

    Lorenzo Fedele


 

Scienza e Coscienza

----------------

Il precedente, toccante, documento ci ha dato la possibilità di riflettere su quella che è la deriva della natura umana forgiata dal mondo occidentale, vista con gli occhi di chi tuttavia ne viveva all'esterno.

Compito dell'uomo occidentale, a questo punto, é quello di interrogarsi e di individuare tempistiche ed eziologia di questo fenomeno, per provare a prenderne le misure e, auspicabilmente, a ribaltarne gli effetti perversi.

Volendo scavare nella memoria collettiva della nostra civiltà, probabilmente scopriremmo che tale deriva non prende le sue prime mosse dall'età moderna in senso stretto, con le sue rivoluzioni culturali e industriali. Già dai tempi dei primi studiosi pionieri del metodo scientifico, infatti, il mondo e la società civile tendevano a bipolarizzarsi tra una concezione religiosa-dogmatica ed una apertura a quei processi che poi portarono alla razionalizzazione della realtà esterna, dopo secoli di immanentismo sacro. Tale processo, che pure ha portato nel corso dei secoli a grandi progressi della scienza tecnica, fisica e medica ha peraltro trovato la sua cristallizzazione più alta nell'epoca dei Lumi, in cui gli ideali di uguaglianza e fratellanza venivano opposti a quella che fino a quel momento era stata vista come un’ epoca di tirannia e oscurantismo.

Tale modus cogitandi ha però avuto anche altri riverberi sulla mentalità dell'uomo dell'Occidente: la fiducia cieca ed incondizionata nel calcolo, l'avanzare di un metodo scientifico-razionale sempre più esasperato e estraniato dalla realtà viva del mondo, ha consentito all'uomo di scienza di riuscire ad isolare ed astrarre ogni singola particella di realtà, e in tal modo a controllarla.

Riduzionismo, meccanicismo e Darwinismo hanno fatto propri questi metodi di indagine. La sfida al raggiungimento dell'infinitesimale ha avuto come riflesso nella società anche l'atomizzazione delle coscienze, mentre la teoria della sopravvivenza del più forte si è posta come base logica delle dottrine capitalistiche e stataliste più esasperate, che sciaguratamente hanno perso di vista l'obiettivo dell'armonia globale.

La fredda razionalità del calcolo non è stata efficacemente controbilanciata dall'umanitá e dal calore del pensiero, l'efficienza e la produttività ormai hanno soppiantato i valori dell'uomo in quanto tale, a tutto vantaggio di chi trae convenienza da questo uomo "meccanicistico", vuoto simulacro di quello che fu il portatore fiero del pensiero Occidentale.

Le ripercussioni di tale tendenza sono sotto i nostri occhi da decenni: disparità sociali sempre più evidenti, inquinamento, deforestazione selvaggia, sfruttamento decerebrato delle risorse del pianeta.

Nonostante il grande contributo al progresso ed al benessere che hanno apportato - solo per citarne alcuni - Cartesio, Newton, Laplace; l'uomo del terzo millennio, deve rendersi conto del fatto che non tutto è riducibile ad un'equazione o ad un grafico, specialmente la sua stessa vita; deve riuscire ad avvertire il senso di vuoto opprimente; deve capire che la mera applicazione di norme matematico-scientifiche e produttivistiche finirà per schiacciarlo senza pietà, senza -come per definizione - un sentimento.

_______________________________________________________________________________________

INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

Lettera del Capo Indiano Seattle al Presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Pierce, 1854.

---------------

L'Associato Arturo Pacinotti ci ha inviato un contributo veramente interessante, che si inserisce perfettamente sulla scia delle riflessioni e preoccupazioni già sollevate riguardo all'ambiente e ad un ecosistema ormai vicino al collasso. Questa lettera è una testimonianza strabiliante per profondità e profeticità. Il Capo Indiano Seattle aveva già intuito negli occhi e negli atteggiamenti dell'"Uomo Bianco" il fatale scardinamento delle logiche di armonia tra essere umano e Terra, il desiderio di possedere il globo anzichè viverlo e rispettarlo, e la rinnegazione dell'atavica amicizia tra tutti gli esseri viventi.

----------------

"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana.
Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua, come potete voi acquistarli?
Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo.
Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura e ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi, porta con sé il ricordo dell'uomo rosso.
I morti dell'uomo bianco dimenticano il loro paese natale, quando vanno a passeggiare nelle stelle.
I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la Madre dell'uomo rosso.
Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli: il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.
Per questo quando il grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi.
Il grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio per muoverci, affinchè possiamo vivere confortevolmente tra di noi.
Egli sarà il nostro padre, noi saremo i suoi figli.
Prenderemo in considerazione, dunque, la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.
Questa terra per noi è sacra.
Questa acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è solamente acqua; per noi è qualcosa di immensamente più significativo;
è il sangue dei nostri padri.


Se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordarvi e insegnarlo ai vostri figli che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello.
Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all'altra, perchè è come uno straniero che arriva di notte ed alloggia nel posto che più gli conviene.
La terra non è sua amica, la considera nemica e, quando l'ha conquistata, va oltre.
Abbandona la terra dei suoi avi, e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba.
La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell'oblio.
Tratta sua madre, la Terra, e suo fratello, il Cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa con le pecore e con le pietre preziose.
La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.
Io lo so.
I nostri costumi sono diversi dai vostri.
La vista delle vostre città fa male agli occhi dell'uomo rosso. Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto.
Ma forse ciò avviene perchè io sono un selvaggio, e non posso comprendere.
Sembra che il rumore offenda solo le orecchie.
E che gusto c'è a vivere se l'uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane di notte attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non comprendo.
L'indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia al di sopra dello specchio di uno stagno, e l'odore del vento stesso, reso terso dalla pioggia meridiana o profumato di pino.

 

L'aria è preziosa per l'uomo rosso, giacchè tutte le cose respirano la stessa aria.
L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo per più giorni in agonia, egli è insensibile al fetore.
Ma se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordare che l'aria per noi è preziosa, che l'aria partecipa il suo soffio con tutto ciò che essa fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al nostro avo, è lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro.
E se vi vendiamo le nostre terre, voi dovete custodirle in modo tutto particolare, e tenerle per sacre, e considerarle come un luogo dove anche l'uomo bianco può andare a godersi il vento che reca le fragranze del prato, reso dolce dai fiori.

 

Considereremo la vostra offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta, io porrò una condizione:
l'uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra, come se fossero suoi fratelli.
Io sono selvaggio, e non conosco altro modo di vivere.
Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall'uomo bianco dopo che erano stati abbattuti da un treno in corsa.
Io sono selvaggio, e non comprendo come il "cavallo di ferro fumante" possa essere più importante dei bisonti quando noi li uccidiamo solo
per sopravvivere.
Cosa è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morirebbe in una grande solitudine.

Perché ciò che accade agli animali, prima o poi accade agli uomini.
Tutte le cose sono connesse tra loro.
Dovete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano, è fatto delle ceneri dei nostri padri.
Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente.
Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la Madre di tutti noi.
Tutto ciò che di buono arriva alla terra, arriva anche ai figli della terra.
Se gli uomini sputano sul suolo sputano su se stessi.
Noi sappiamo almeno questo:
Non è la Terra che appartiene all'uomo, ma è l'uomo che appartiene alla terra.
Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono connesse, come i membri di una famiglia sono connessi da un medesimo sangue. Tutte le cose sono connesse. Tutto ciò che accade alla terra, accade anche ai figli.
Non è l'uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne ha soltanto il filo. Tutto ciò che egli fa alla trama, lo fa a se stesso.
Lo stesso uomo bianco con il quale il suo Dio si accompagna e parla conlui, come due amici insieme, non può sottrarsi al destino comune.
Dopo tutto forse noi siamo fratelli. Vedremo.
C'è una cosa che noi sappiamo, e che forse l'uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio.
Voi forse pensate che adesso lo possedete, come volete possedere lenostre terre: ma non lo potete.
Egli è il Dio degli uomini e la pietà è uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco, tanto per quello rosso.
Questa terra per lui è preziosa, nuocere alla terra è come disprezzare il suo Creatore.
Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù.
Contaminate il vostro letto e una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti.

 

Dove è finito il bosco?
E' scomparso.
Dove è finita l'aquila?
E' scomparsa.
E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".

 

________________________________________________________________________________________
INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

Prospettive per il terzo millennio

Una Nuova Era

 ----------------

Queste furono le parole che espressi durante un Convegno che si svolse Roma nel 1998; Vi prego di leggerle perché, a mio parere, sono molto attuali.

 ----------------

La situazione sociale, economica, ecologica e culturale che abbiamo di fronte, nonché la rapidità, vastità e profondità delle trasformazioni a tutti i livelli sono tali da costringere l’umanità a riflettere e ad elaborare nuovi principi ed una nuova etica, in mancanza dei quali è lecito prevedere grandi catastrofi tali da mettere in forse il benessere e, addirittura, la sopravvivenza di tutti.

Nel corso di questi ultimi decenni, filosofi, scienziati ed uomini politici (dal Club di Roma degli anni ’70, al rapporto Brandt degli anni ’80, al Club di Budapest di questo scorcio di millennio) hanno prodotto analisi ed individuato prospettive che, però, sono rimaste sostanzialmente a livello di pura speculazione, mentre intanto l’economia e la scienza, la produzione ed il consumo, lo sviluppo e le politiche ambientali, hanno continuato seguendo vecchi ed obsoleti principi ed hanno determinato un peggioramento della condizione di vita di tutti.

Il rapporto del Club di Budapest di Ervin Laszlo (dal quale il mio intervento ha preso spunto) ci ammonisce sui rischi prossimi dovuti al crescente carico che imponiamo al nostro ambiente vitale in termini di utilizzo di energia e di risorse materiali, terre agricole, foreste, aria, acqua e spazio abitabile ed alla moltiplicazione del numero di persone con le quali condividiamo questo pianeta.

Le due tendenze messe insieme (il numero della popolazione umana moltiplicato per l’ammontare delle risorse usate ed i rifiuti e l’inquinamento che in tal modo vengono prodotti) determinano il peso con cui l’umanità opprimerà il proprio ambiente planetario. Questo peso potrebbe raggiungere una soglia critica nella breve scadenza dei prossimi dieci o venti anni, e ciò rappresenta un fatto fino ad ora inedito.

Il rapporto del Club di Budapest afferma ancora che è assolutamente da escludere che sei miliardi di persone possano vivere con il medesimo tenore di vita che le persone hanno attualmente negli Stati Uniti d’America, in Giappone e in Europa.

Un bambino che nascesse in questo momento in una famiglia statunitense, raggiungerebbe probabilmente gli ottanta e passa anni, ed in questo arco di tempo consumerebbe 800.000 kw di energia elettrica, 2.500.000 litri di acqua, 21.000 tonnellate di benzina, 220.000 kg di acciaio e una quantità di legno corrispondente a 1.000 alberi, producendo nel contempo 60 tonnellate di rifiuti urbani.

Con le tecnologie attuali ed a un costo che risulti accettabile, il pianeta non può sostenere più di 2 miliardi di persone con questo livello di vita.

Si è così accresciuto il carico distruttivo che viene imposto al pianeta in termini di utilizzo di energia e di risorse materiali, di terre agricole, di foreste, di aria, acqua, spazio abitabile ed inquinamento; si sono perseguiti modelli produttivi e di sviluppo che hanno concentrato nelle mani di una ristretta parte dell’Umanità la maggior parte delle risorse e del potere mentre crescono masse di diseredati e di esclusi; si è aumentato il tenore materiale di alcune centinaia di milioni di uomini a danno di due miliardi di persone che vivono alle soglie o al di sotto del limite di sopravvivenza; si sono create le condizioni per la globalità dell’informazione, dell’economia, dei mercati, delle tecnologie e delle produzioni, lasciando in piedi, però i vecchi stati nazionali ottocenteschi, assolutamente inadeguati di fronte ai processi di globalizzazione; si è sviluppato un enorme mercato finanziario globale (le sole transazioni finanziarie attuate nei mercati mondiali in quattro giorni equivalgono al commercio mondiale di un anno!) quasi completamente avulso dalle attività produttive sottostanti, mentre lo sviluppo abnorme delle tecnocrazie e delle burocrazie rende poco più che un vuoto simulacro il concetto di rappresentatività e di organizzazione democratica comunemente intesa; si sono sviluppati enormemente i meccanismi di competitività riducendo spesso la vita ad una lotta per la sopravvivenza dove regna sovrana la legge della giungla, con una fiducia cieca, quasi religiosa, nella capacità autoregolativa del mercato e nella capacità autopropulsiva dello sviluppo, nel falso presupposto della prosperità per tutti, che cioè l’incremento produttivo ad ogni costo, lo sviluppo dei consumi avrebbero arrecato beneficio a tutti.

Della scienza, della tecnologia, dell’efficienza abbiamo fatto degli idoli, per cavare il massimo da ogni persona, macchina o situazione, forti della convinzione che ogni cosa che può essere fatta deve essere fatta e poi deve essere anche venduta (creando i bisogni, se necessari) nell’errato presupposto che ciò rappresenta, comunque, un vantaggio per tutti; abbiamo ridotto a parametri monetari il valore di ogni cosa, compresi gli esseri umani; abbiamo pensato che qualunque problema (ecologico o sociale) deve ritenersi come puramente temporaneo, un semplice intermezzo turbatorio non preoccupante (perché tutto tornerà come prima) che comunque va gestito ed amministrato usando mezzi già collaudati o da inventare, qualunque siano i costi per le generazioni future, di cui non ci interessiamo.

Le nuove ricerche delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica ci hanno messo nella condizione di creare, brevettare e manipolare la vita vegetale, animale e umana del pianeta, facendoci intervenire nel processo della Creazione quasi come novelli Grandi Architetti dell’Universo.

Il problema non è, ovviamente, di essere contro la ricerca scientifica, sempre legittima se sostenuta da principi etici di fondo, bensì di porre limiti alle sue applicazioni sulla base che non tutto ciò che può essere fatto deve essere fatto.

Questo è grosso modo lo scenario a cui ci troviamo di fronte e che è maturato in alcuni anni; mai nella storia dell’umanità si sono avuti cambiamenti tanto repentini e profondi, mutamenti che in passato hanno richiesto secoli e millenni.

Pensare di affrontare e gestire le condizioni sociali del prossimo XXI secolo con le stesse regole e con il bagaglio culturale frutto del sistema industriale del XX secolo è pura follia oltre che pericoloso. È allora urgente elaborare e sviluppare nuovi modi di pensare e di sentire, che superino il tradizionale principio “vivi e lascia vivere” per riferirsi, invece, alla più compiuta massima del “vivi in maniera tale che anche gli altri possano vivere”; improntato cioè ad un più elevato senso di consapevolezza  e senso di responsabilità, ad una diversa etica, ad un diverso e più responsabile impegno morale che superi le divisioni (statali, etnico-culturali, ecc.) per riferirsi invece al governo della comunità mondiale e globale nelle sue interconnessioni ed interdipendenze, e che al tempo stesso riconosca e tuteli pienamente tutti i livelli, le autonomie, le differenze, le specificità, le minoranze.

Occorrerà:

A.      UTILIZZARE tutti gli strumenti di comunicazione per rendere edotti gli uomini (l’umanità) dei pericoli che corrono (senza peraltro creare allarmismi): e ciò mediante convegni, dibattiti con partecipazione di personalità di grande spessore culturale sotto ogni profilo

B.      INTERESSARE tutti gli organismi internazionali (Nazioni Unite, Consiglio d’Europa e loro aggregazioni – es. FAO) o pensare di costruirne altri più capaci di esprimere il governo mondiale a livello adeguato alla situazione attuale

C.      COINVOLGERE i giovani (il problema li riguarda direttamente ed essenzialmente) a livello scolastico ed universitario perché coloro che sopravvivranno non saranno certo i puù forti sul piano finanziario ed economico e più efficienti nella ricerca della massima produttività, del massimo profitto – ma coloro che saranno i più saggi e cioè coloro che con l’esempio della propria attività a beneficio del mondo profano, tengano in massima considerazione l’essenza dell’Uomo, tutelato nel suo ambiente naturale ed abbandonando ogni forma di egocentrismo e di egoismo.

Sviluppare così una nuova etica, che riconosca nell’Uomo, in ogni Uomo, un valore in sé; che stabilisca alcune poche regole universali, improntate alla tolleranza ed alla lotta contro ogni forma di integralismo in quanto eversore della convivenza; che si riferisca alle regole autentiche della fratellanza solidaristica e compassionevole, dell’uguaglianza, delle opportunità potenziali e delle condizioni di partenza e non già del massificante egualitarismo finale che è stato uno dei nefasti prodotti del socialismo realizzato; della libertà, intesa come possibilità di pensiero e di azione senza però ledere i diritti della libertà altrui.

C’è dunque bisogno di una nuova etica incentrata su “…non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te…”, ed anzi di “…fare agli altri tutto il bene che vorresti fosse fatto a te…”, perché, attraverso la sua applicazione, si individuino gli strumenti filosofici di approccio e di azione e si definiscano i limiti e gli spazi entro cui l’azione dell’umanità possa, nel futuro, estrinsecarsi, se si vuol evitare la catastrofe.

In conclusione, cerchiamo, quali “Cavalieri del Terzo Millennio” di soccorrere, per quanto ci è possibile (ma con tutti gli strumenti a disposizione) questa Umanità, che rischia di essere travolta, affinché sia il lievito da cui possa nascere e possa svilupparsi una Umanità nuova, che sappia, fino in fondo, riconoscere i grandi valori di Libertà e Tolleranza.

 

Giancarlo Zuccaccia

________________________________________________________________________________________
INSERISCI COMMENTO AL PRECEDENTE ARTICOLO

Scrivi commento

Commenti: 0

Invia un documento o un commento al Cenacolo Pitagorico:

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti